Senza la conoscenza, il mio popolo perirà.

Questa frase mi ronza in testa da diverse ore, non sono particolarmente portato per la Bibbia, ma questa frase ronza.

Anche ieri, domenica innevata, ho sostenuto due visite per consulenza debiti.
Nulla di particolare, sai che queste cose si fanno al sabato, alla domenica, la sera dopo cena, nell’orario di pranzo.
Sono i momenti in cui trovi le persone disponibili ad ascoltarti.
La prima visita a Padova per chiudere una proposta irrevocabile di vendita che trasformerò in un preliminare oggi o al massimo domani.
Non ci guadagnerò molto, ma un profittino lo porto a casa, poi, con il metodo del barattolo che spiegherò nel prossimo video, ti faccio vedere come trasformare piccole somme in capitale ingente.
Della seconda visita te ne voglio parlare, non tanto per il denaro che guadagnerò, nemmeno per la tecnica che intendo utilizzare perché siamo a livello di routine.

Voglio raccontarti della famiglia esecutata e della loro casa.
Anche questa consulenza è in provincia di Padova.

Mario e Luisa, marito e moglie, hanno meno di quarant’anni, lei operaia, lui operaio.
Operaio adesso, perché fino allo scorso anno, Mario era un imprenditore di media pezzatura.
Esportava mobili antichi o in legno massiccio in Inghilterra.
Vivono in quella parte della provincia di Padova, esattamente nella zona che va tra Montagnana, Merlara, Este, famosa per via delle centinaia di aziendine deputate alla costruzione artigianale di mobili o altri manufatti in legno.
Piccole aziende artigiane, per lo più a conduzione familiare, dove per far quadrare i conti non si esitava a lavorare alla domenica.

Hai notato che parlo al passato, perché tutto questo oggi non esiste più.

Vero, è triste ammetterlo, ma nel laborioso nord est, dove fino a tre/quattro anni fa trovavi cartelli “cercasi personale”, oggi trovi solo cartelli vendesi capannone.
Anzi per dirla tutta, “vendesi capanone” con una sola enne.
Spero di averti reso l’idea, in questa zona l’economia e crollata, anche se, a mio parere qui l’economia non c’è mai stata.
Non voglio calcare la mano su quella povera gente abituata a lavorare 16 ore al giorno per produrre il reddito necessario a pagare le rate del mutuo del capannone, le rate del leasing dei macchinari, i contributi dei dipendenti unitamente agli stipendi degli stessi.
Voglio solo farti capire il momento drammatico che si vive in queste zone dove non ci sono più nemmeno le osterie perché la gente lavorava e basta.
Il capannone sarà la mia pensione“, mamma mia, quante volte ho sentito questa frase quando parlavo con qualcuno di questi non imprenditori.
Nessuno si è mai reso conto, per tempo, di quello che stavo accadendo. Acquisti un capannone con la legge Tremonti, ti fanno gli sgravi fiscali, metti su un mutuo di 15 anni, paghi il capannone una cifra perché in quel momento la richiesta è altissima, hai un improvviso calo della domanda e zac, diventi da imprenditore a non imprenditore o prenditore in quel posto.

L’offerta di immobili simili è notevole e i prezzi sono per terra.
Il tuo capannone non vale nulla.

La storia di Mario è simile, se non identica, a quella di molti altri prenditori della zona.
Ha qualche particolare pittoresco in più, ma bene o male siamo lì.
Calo improvviso degli ordini che migrano in Romania, i suoi operai (rumeni) che fanno una vertenza sindacale, cliente inglese che prende una fregatura da un rumeno e non riesce più a pagare.
Dopo un periodo di crisi personale decide di farsi assumere in una fabbrica come operaio.
Almeno apparecchia la tavola.

Mario, ha una casa bellissima, una villa storica come non ricordo di aver visto dalla notte dei tempi.
Scala degna di Hollywood, marmi da mille e una notte, metratura circa 600 metri, soffitti quasi quattro metri.
E’ già all’asta, anzi, sono state esperite tre gare, tutte andate deserte.
La valutazione dell’immobile è di circa settecentomila euro.
La prossima asta partirà da cento ottantamila euro.

Vuoi sapere qua quanto ammonta il debito di Mario?
Poco più di sessantamila euro.
Sta perdendo tutto per una manciata di euro, nessuno è disposto a fargli un prestito, amici e parenti sono nella stessa condizione, chi ha il capannone all’asta, chi la casa.

Il problema di Mario è che non vuole vendere la casa.

Io gli ho fatto una proposta onorevole per chiudere la faccenda, ma lui non ci sente da quell’orecchio.
“Mario, tra pochi giorni ci sarà il prossimo esperimento e se qualcuno compra tu sei fuori”.
“Non voglio perdere la casa, è stata della mia famiglia nelle ultime quattro generazioni”.
Ho prospettato un’altra soluzione, ma non sarà conveniente per Mario e la sua famiglia, penso sarà solo un modo per posticipare la perdita del bene.

Adesso Mario è un operaio e avrebbe necessità di un mutuo con una rata di circa settecento euro per riprendersi la casa, quasi un salario.
Dovrebbe anche considerare i costi di gestione di un immobile del genere, riscaldamento in primo luogo.

Insomma, quando le cose girano puoi anche mantenere questo tipo di costruzioni, ma se non ne hai, è meglio che lasci perdere.
Nulla da fare, Mario, vuole la sua casa e non è disposto a cederla.
Piccolo prenditore orgoglioso del nord est vero e autentico.
Prenditore doc.

Domani prendo appuntamento con l’avvocato della banca, faccio un salto in Equitalia, metto mani nel fascicolo in cancelleria del tribunale.

Si prospetta l’affare, ma questa volta non sono contento.

Dai, è lunedì, fai che questo giorno sia il primo della tua nuova vita.

Max W. Soldini

Posso farti diventare ricco.