OK. Visto che avete insistito a richiedere la prosecuzione della racconto della mia storia VERA, eccoci qui per la QUARTA parte. Vorrei comunque tranquillizzarvi: NON arriverà al sesto episodio, altrimenti diventerebbe una “saga”, al pari di “Rocky” o “Guerre Stellari”. Per chi la legge da ora, preciso che ha senso (e forse utilità) leggerla, solo se si è letto le altre 3 parti precedenti, qui di seguito puoi trovare i link:

http://www.possofartidiventarericco.com/perche-e-successo-perche-a-me-questa-e-una-storia-vera-darkman-prima-parte/

http://www.possofartidiventarericco.com/questa-e-la-seconda-parte-della-mia-storia-vera-darkman-seconda-parte/

http://www.possofartidiventarericco.com/questa-e-la-terza-parte-della-mia-storia-vera/

Suona la sveglia. Sono le due di notte. E’ il mio primo giorno di lavoro, da operaio. Solo che ho compiuto da un pezzo i 40 anni. Una bella carriera, al contrario. E’ un lavoro che ho “conquistato” ieri pomeriggio, dopo solo 5 ore di ricerca. Ero alle strette, da tutti i punti di vista. Ho agito d’istinto, come una preda braccata da una muta di cani da caccia. Si, mi sentivo braccato; ed ho preso, quasi per rabbia, la prima offerta che mi era capitata, avevo urgente bisogno di soldi, pochi ma subito.

 Consegno i giornali a domicilio, agli abbonati del servizio “Ore 7” (credo sia un servizio attivo solo nelle grandi città, sicuramente Roma e Milano); ti svegli al mattino, apri la porta di casa e sullo zerbino o in una sacca appesa alla porta, trovi il “Corriere della Sera” appena stampato, senza costi aggiuntivi, basta essere abbonati. Così puoi avere il piacere di sfogliare il tuo quotidiano davanti al tuo caffè fumante, far colazione con le fresche notizie di giornata.

 Il furgone arriva al magazzino dalla tipografia poco prima delle tre di notte, fa manovra nell’ampio garage. Sono appoggiato ad una colonna, in tuta da ginnastica e guanti di lattice, per non impregnare la pelle delle mani dei metalli pesanti usati per l’inchiostro di stampa, freschissimo. Accanto a me si aggirano, con lo sguardo annacquato dal sonno, come se fossero degli zombie, pensionati che arrotondano la minima sociale, extracomunitari che hanno appena finito di pulire il pavimento nei ristoranti, studenti universitari che devono pagarsi gli studi da soli. Mi sento una merda, ma ho deciso di estraniarmi da me stesso, da quello che sono stato negli anni precedenti. Mi muovo come un robot, senza pensieri, senza emozioni.

Scorrono le porte laterali del furgone: tutti si spingono e si accalcano per avere per primi le loro copie da consegnare, zona per zona; premono di più quelli che hanno consegne nelle zone più lontane dal magazzino. Quasi litigo con un sudamericano, con più alcool che aria in gola, che vuole passarmi davanti. L’ultima copia deve essere consegnata alle 7 precise, hai 4 ore di tempo per prendere le copie, caricarle in macchina, controllare che bastino rispetto agli indirizzi in consegna ed abbinare gli inserti speciali, che escono il Giovedi e la Domenica. Si, si lavora tutte le notti, sette giorni su sette. Nessun contratto, nessun pezzo di carta, lavori un mese e ti pagano in contanti. In nero. Punto.

4 ore per consegnare i giornali a decine di indirizzi diversi, dentro i palazzi, porta per porta. Ho un marsupio con dentro le copie di più di 60 chiavi di altrettanti portoni diversi nella zona nord-ovest della mia città. Dopo qualche notte, cominci ad avere confidenza con le serrature: ricordi il portone che si apre subito e quello con la serratura difettosa, che ti farà perdere minuti preziosi nella tua serratissima tabella di marcia.

Scivolo veloce sui viali della città deserta, con la macchina piena di giornali, con pochissimi pensieri nella testa. Ogni tanto sento lo stomaco chiuso e mi viene da piangere. Cerco di non pensare che, qualche anno dopo la laurea, ero in un palazzo nel centro di Milano, in riunione con alcuni manager della RCS (l’editore del Corriere della Sera) a concordare il palinsesto delle uscite pubblicitarie dell’azienda che rappresentavo, con la responsabilità di gestire diversi miliardi delle vecchie lire. Ed ora ero l’ultimo anello della catena: consegnavo quello stesso giornale a domicilio.

Penso invece che forse non dovrei lamentarmi, che ci sono milioni di persone che faticano ogni giorno quanto e forse più di me, che magari hanno cominciato in fabbrica a 10 anni e sono ancora lì. Certo, loro forse avevano un destino già segnato e non hanno mai creduto o potuto sperare in un futuro diverso. Io invece, mi ero guadagnato con merito le migliori possibilità, avevo avuto grandi soddisfazioni, stipendi molto più pesanti e fatturati interessanti per un piccolo imprenditore-autonomo. Però era più difficile da sopportare, soprattutto per non si sa ancora quanto tempo. Del resto, mi andava bene quella specie di part-time notturno, anche se pesantissimo, perché speravo di ricavarmi uno spazio di tempo nel resto della giornata, per continuare a pensare ad altre soluzioni. Ma la testa era troppo pesante, il tempo c’era, ma la testa no.

Una notte, che non scorderò mai, cado in ginocchio come un pugile suonato…e non solo come metafora. E’ incredibile di quanto pesi la carta: se prendi solo un foglio, la giri con un soffio. Ma se accatasti 60 quotidiani e 60 inserti, li prendi in braccio, fai la lunga rampa di un magazzino…ne posi una parte, scendi dalla macchina, sali e scendi a piedi i piani dei palazzi…..comincia a girarmi la testa…”sei solo stanco” ho pensato…”sbrigati a finire il giro…oggi vai a dormire a mezzogiorno…devi riposare”……crollo….

Nella mia testa si spegne la luce, poi si riaccende, poi di nuovo al buio. Sono in un ascensore, sdraiato a terra, in un palazzo di molti piani, nel cuore della notte, fermo a metà strada fra il piano terra e l’attico, con le copie del giornale in braccio, mi manca l’aria. Non soffro di claustrofobia, penso quindi di riuscire a mantenere il controllo, di potermi riprendere; ma, allo stesso tempo, ho una punta di panico. Se urlo, se chiedo aiuto, non mi sentirà nessuno; il portiere del palazzo non arriverà prima di tre ore e, comunque, comincerà a spazzare il vialetto di ingresso…non mi cercherà.

“Questo è l’inferno”, ho pensato. “Questo è il MIO inferno”. “Hai toccato il fondo, si….questo è il fondo…ora risali, si ….ora risali, ora non puoi che risalire.” Ho ripetuto queste frasi dentro di me, come un mantra, per non so quante volte, fra una perdita di sensi e l’altra. Dopo un tempo indefinito, trovo la forza per rialzarmi, giro la maniglia della porta dell’ascensore, esco a quattro zampe sul pianerottolo….il cambio d’aria mi gonfia i polmoni…scintille che “friggono” nella mia testa, come le stelline che si tengono fra le dita e che si accendono sul balcone a Capodanno.

Esco in strada…è l’alba…ho saltato metà del giro….è inutile proseguirlo ora. Vado al magazzino, trovo ancora il “caporale” che spazza le cartacce:

Io: “Ascolti…fra cinque giorni finisco il mese…cerchi un sostituto per la mia zona…io cerco un altro lavoro.”

Lui” Ma che cazzo dici ? Ma fai come cazzo ti pare ?”

Io: “Senta…lei mi disse che anche con un preavviso di due giorni riusciva a trovare qualcuno che mi sostituisse, se per caso avessi voluto riposare…ora ne ha qualcuno in più per trovare uno nuovo…così fra cinque giorni lui comincia ed io prendo i soldi del mese…”

Lui:”Si, si …adesso vediamo se ti dobbiamo dei soldi…vedremo…testa di cazzo !!”

Non dico più una parola, mi giro, esco dal garage, entro in macchina, mando un sms a lui ed al suo socio, quello che pagava in contanti: “OGGI ho finito di lavorare. A mezzogiorno portatemi i miei soldi, fuori dal cancello. E’ l’ultimo messaggio che vi scrivo.” Spengo il cellulare.

A mezzogiorno arriva il socio: “Ma che è successo ? Che fai ?”

Io: “Niente. Voglio solo i miei soldi”

Cerca il portafogli…gli trema la mano, anzi tutto il braccio. Io lo fisso negli occhi, ma lui no: fissa la mia mano destra, che impugna una chiave a croce, quella che usano i gommisti per avvitare i bulloni delle ruote delle automobili. La tenevo nel portabagagli.

“Si, si…stai calmo.”

“Sono calmissimo. Voglio solo i miei soldi.”

Torno a casa. Mi metto a dormire. L’ultimo pensiero: “Non sono io. Questo non sono io. Non puoi accettare questa vita. Non puoi.”.

Il giorno dopo esco. Compro un giornale, leggo un annuncio: “Cercasi urgentemente addetto al RECUPERO CREDITI”, mando una e-mail, dopo due ore mi rispondono e mi convocano in ufficio per un colloquio di selezione, per il giorno successivo. Il giorno dopo ancora mi assumono.

Ma questa è la prossima parte della storia…

P.S. A questo punto se stai pensando “…E che palle !!…” hai tutte le ragioni…ma, in fondo, so che ti piace ;-)

DarkMan