Unicredit, Banca, Debiti, Cina,In settimana mi sono recato a Verona, la mia intenzione era di chiudere una posizione di Saldo e Stralcio con Unicredit.

Unicredit, tra le banche, è forse quella che si fa meno scrupoli, non conta chi sei, la tua storia, se hai una famiglia o dei figli piccoli, questi tipi, sono formati per essere delle merde fino in fondo e per loro rappresenti solo un numero dentro un terminale.

Questo numero si chiama NDG 0000e fischia.

L’imprenditore che mi ha affidato l’incarico è circa mio coetaneo che nel tempo è riuscito a costruire un discreto patrimonio.

A dire il vero, se non fosse stato che il lavoro è calato a causa della crisi e se, per tentare di salvare la sua azienda nel ramo metalmeccanico, non avesse impegnato degli immobili, con questi ultimi, sarebbe comunque riuscito a campare modestamente, ma senza lavorare.

Invece la vita è fatta in modo strano, a volte da, a volte toglie, quando però vai a fare le somme, per la maggior parte degli individui, sono più le volte che toglie.

Mario, il mio cliente si chiama così, ha due figli, li ho conosciuti durante una visita per parlare della sua situazione.

I ragazzi, sono abituati ad una vita agiata, e da quando sono nati, credo non abbiano mai conosciuto la frase non possiamo farlo.

Spero tu capisca la situazione e che cerchi di immedesimarti nel ruolo, prima in quello del padre di famiglia, Mario, poi in quello dei figli, abituati e cresciuti in un certo modo, non ultimo, a capire Rosanna, la mamma e moglie di questa famiglia di imprenditori in disgrazia.

Bada, non è che ti sto dicendo che ci ritroviamo di fronte a figli viziati, ti sto solo segnalando che fino a ieri sono vissuti in un meritatissimo agio familiare ed economico.

I ragazzi frequentano gli ultimi anni delle scuole superiori.

Rosanna, invece, da circa trent’anni si dedica all’azienda che, insieme a Mario, con tantissimi sacrifici, hanno costruito.

La prima cosa che mi faccio raccontare da un imprenditore, è come gli è saltato in mente di aprire una azienda in quel determinato settore, è il mio modo di rompere il ghiaccio, di entrare nel personale, di sapere la storia della sua vita e quella della formazione della sua famiglia.

Mi piace stare ad ascoltare queste cose, è come sentire un anziano che ti racconta storie di guerra vicino al caminetto, tanto, iniziare con una nuova impresa, è come partire per la guerra e combattere mille battaglie.

Con Mario e Rosanna, ho passato diverse ore, il loro inizio è stato molto emozionante e hanno creato dal nulla una bellissima realtà.

Scusa se entro nel vivo delle storie delle persone, lo so che molti sono solo assetati di soluzioni per il saldo e stralcio, ma credo che non ci siano soluzioni se non hai delle sensazioni.

Insomma, se cerchi di immedesimarti nella storia delle persone che devi seguire e questa storia diventa tua, cercare una vittoria è molto più semplice.

Non c’è vittoria senza soluzione, non c’è soluzione senza negoziazione.

Piccolo particolare, quando si tratta di una banca come Unicredit, non aspettarti che tutto termini win win.

O vincono loro, o glie lo metti nel culo tu.

 

Non ci sono alternative.

 

Mario e Rosanna, ancora fidanzati, hanno iniziato la loro attività nel 1976, classica partenza nel garage della casa dei genitori di lei, un piccolo tornio e tante, tante, ore di lavoro.

Sabato, domenica, giorno, notte, Natale, compleanni, nessuna vacanza a parte un viaggio di nozze di due giorni a Venezia.

Sempre lavoro e risparmio, c’era solo il tornio anche se loro erano giovani.

C’era solo il tornio.

Mario, fino a poco tempo prima, era un operaio di una ditta specializzata in non so che tipo di caldaie e bollitori e proprio con la liquidazione di questa è riuscito ad accomodare il suo primo tornio.

Tutti gli andarono contro, anche qui, classica situazione.

Eppure, ancora oggi, quando Mario racconta del suo primo tornio, acquistato usato, gli brillano gli occhi.

Non ho ancora capito se per la gioia o la commozione.

Non conosceva la sua ragazza da molto tempo, ma fin da subito capì che quella poteva essere la donna giusta per lui.

Lei, pur di stargli accanto, gli passava i pezzi per il tornio, ascoltava solo storie di metalli, con lui sognava un futuro migliore.

Dai, ogni tanto una coccola scappava.

Lavora, lavora, lavora, i due riescono a galleggiare.

Il giorno del primo incasso si recarono alla vicina cassa rurale ed artigiana di San non mi ricordo chi,  per chiedere di aprire un conto.

Verso la fine degli anni settanta, non era difficile aprire un conto in banca, nemmeno ottenere un piccolo affidamento se eri un buon lavoratore.

Il sogno dei due era un tutt’uno tra l’avere una famiglia, un capannone con sopra l’appartamento per poter seguire l’attività e amplificare le ore di lavoro.

Amplificare le ore di lavoro, come se fosse possibile ottenere una giornata più lunga rispetto a quella concessa a qualsiasi altra persona.

Tanto fecero che riuscirono nel loro intento, il primo capannone, piccolo, piccolo, ma con sopra l’appartamento.

Il primo mutuo, onorato, i primi finanziamenti per acquistare i macchinari e sviluppare l’impresa.

Non sto a raccontarti per quante notti Mario e Rosanna hanno dovuto stare attaccati ad un tornio, piuttosto che ad una fresa, prima da soli, poi con lei incinta, poi con il primo nato a dormire accanto al tornio.

Adesso ci scandalizziamo quando sentiamo di cinesi che dormono sulle macchine, mangiano sulle macchine, vivono accanto le macchine.

E’ quello che hanno fatto molti di noi prima della crisi, è quello che molti piccoli e imprenditori sarebbero disponibili a fare ancora oggi per “la fabbrica”.

Di cosa ci vogliamo scandalizzare?

Rinunciando a tutto, i due hanno costruito una bella aziendina, in determinati periodi hanno raggiunto quasi cento dipendenti, lavorando sempre come terzisti, legati quindi alla richiesta produttiva di qualche big industriale.

Lo sai, in questo settore, come in tanti altri, se ti servono macchine all’avanguardia devi svenarti con un leasing e appena hai ammortizzato, devi cambiare macchinario perché ne esce uno più veloce e efficiente.

Nonostante tutto, l’impresina cresce.

Cresce bene, Mario ha il pallino del risparmio e tutto quello che guadagna lo mette in titoli di Stato.

Una normalissima storia italiana, uomo e impresa in un tutt’uno.

Quante ne abbiamo sentite di storie simili’

Eppure, ogni storia ha la sua lacrima da versare, testimonia dei sacrifici diversi.

Mario è stato un operaio, sa cosa vuol dire lavorare duro e le testimonianze dei suoi sacrifici, sono quasi tutte in titoli di Stato.

Non ha ben presente cosa sia gestire un’azienda, ragiona in pezzi prodotti e ore di lavoro.

Tanti pezzi in tante ore, uguale a tot soldi.

Ancora adesso, quando vado a trovarlo in fabbrica, lo trovo in reparto attaccato al tornio.

Ancora adesso che tutto sta andando a rotoli, come se facendo il lavoro da se, potesse risolvere qualcosa.

- Ma perché siamo andati male, me lo sai dire Max?

- guarda, non sono un indovino, ma se ti sei sempre solo basato su ore di lavoro, il sistema non ti premia più.

In definitiva, non più sostenibile un modello basato sulle ore di lavoro per conto terzi, tra adesso e gli anni ottanta, la tassazione e la contribuzione hanno spiccato il volo.

Anche i prezzi o meglio il valore delle merci è cambiato radicalmente.

In peggio per molti, in meglio per altri, dipende da che angolazione guardi il mondo.

Ti faccio un esempio.

Quanto costa oggi la benzina?

Circa due euro al litro, quattromila lire, per capirci meglio.

Sai a quanto è stato il prezzo record della benzina?

Quello storico?

Bene, il prezzo record della benzina è stato nel 1977, ho scritto bene 1977 e il prezzo era di poco superiore alle cinquecento lire per litro.

Come può essere possibile che il record sia poco sopra alle cinquecento lire se adesso la benzina costa quattromila lire?

Anche questo te lo spiego subito.

Con le allora cinquecento lire compravi circa un chilo e mezzo di pane, cosa che non fai oggi con due euro, cioè le quattromila lire.

Capito il senso?

Allora, un operaio nel 1977, costava, in media e compresi i contributi, meno di ottocento mila lire al mese e andava di gran lusso.

Oggi con quattrocento euro non campa nemmeno una settimana, fatti la proporzione con il mese, ma se ti è più comodo, fatti la proporzione in quanti chili di pane compravi allora e quanti ne puoi prendere adesso.

Adesso capisci da cosa è generato l’errore di questo imprenditore?

Capisci cosa l’ha lasciato sguarnito ed indifeso verso le banche al primo chiaro di luna?

Certo, è nella merda principalmente perché ha risparmiato denaro, cioè, quando il denaro da parte gli è servito per fare qualcosa di utile, non aveva il valore che serviva.

Ovviamente, nel tempo l’impresa è cresciuta e con l’impresa gli impegni di Mario e Rosanna, parlo di impegni con la banca e impegni con la fabbrica.

Quante liquidazioni ha accumulato? Quanti interessi passivi ha pagato in tutti questi anni?

La cassa rurale di San non mi ricordo chi, non basta più, ormai sei un industriale cazzo, sei sedici ore al tornio come un operaio ma sei un industriale.

Devi rendere di conto ai tuoi dipendenti, alla banca, hai i leasing da pagare, devi fare tanti pezzi e sei in fabbrica anche di domenica.

La fabbrica è tua.

Nemmeno a farlo apposta, e mi girano i coglioni a raccontare questa parte, passiamo dalla fase di chiedere soldi in prestito alle banche a quella che sono le banche a venirti a suonare il campanello per poterti prestare soldi.

Ecco che entra in scena Unicredit, Mario pesta una merda senza nemmeno saperlo.

Guarda che pestare una merda, non è che porta sempre fortuna.

In quattro e quattro otto, nuovi finanziamenti, nuovi leasing, derivato swap a copertura dell’esposizione, tutto garantito con le firme personali e ipoteca sul capannone e casa.

- Ma che diamine, mica vorrai continuare a tenere tutto in bot, non rendono un cazzo, Azioni, fondi azionari, assicurazioni, derivati. Facciamo un bel giardinetto, diversifichiamo e mettiamo tutto a garanzia della banca per il castelletto e un bell’anticipo fatture.

Inutile dire che il consiglio è del direttore della filiale numero 666 di Unicredit banca d’impresa

L’entrata dell’Italia sull’euro è stata una cazzata, tutto sembra raddoppiare di valore, capannone, casa, ma anche le materie prime che ti servono per lavorare, l’energia.

Tutte le azioni e i fondi guadagnano, quelli che la banca ha preso per te, no.

Perdono anche il 70%.

Il gioco è fatto, gradualmente ed inesorabilmente, i big del settore iniziano a decentrare le prime lavorazioni all’estero, nascono le prime imprese gestite da stranieri in Italia.

Rumeni, Tunisini, di altre nazionalità, bravissimi lavoratori dei quali non posso dire nulla, “forse un tantino ignoranti” sul fatto che ci sono delle contribuzioni da pagare, delle imposte.

La concorrenza sleale interna nasce in un attimo, tu hai qualcosa da rischiare, se non paghi te lo fottono, uno che non ha nulla non rischia nulla.

Al limite, uno che non ha nulla, apre e chiude aziende in continuazione e il gioco è fatto, solo senza versare l’iva si può fare degli appartamenti.

Il gioco è fatto per loro e anche per te.

Da andare malino a saltare, la strada è breve.

A Mario, in una bella mattina di giugno dello scorso anno, arriva una raccomandata di Unicretit.

Intendo bella giornata per via delle condizioni atmosferiche, mica per altro.

Lapidaria, sintetica, pure su carta riciclata, era la revoca degli affidamenti con la conseguente richiesta di rientro entro cinque giorni per evitare la segnalazione al crif.

Tutto parte dal direttore della filiale, un ragazzotto di meno di trent’anni, uno che è al suo primo impiego.

Uno che non sa nemmeno cosa sia un tornio, credo che non sappia nemmeno cosa sia una famiglia.

Uno che al primo colloquio per tentare di rimettere in piedi la situazione ha risposto con un bellissimo discorso sulla mission della banca, sul fatto che questa doveva rispondere ai propri azionisti, ma pure alla vecchiettina che ha libretto di risparmio e che non può rischiare di perdere i suoi soldi perché la banca sbaglia a prestarli dandoli ad aziende senza merito creditizio.

Insomma, Mario, rientri in velocità, dato che è stato un buon cliente, invece di cinque giorni ne concediamo dieci.

Ma che cazzo, brutta merda con la cravatta sporca di sugo, tu che hai avuto lo stipendio pagato da Mario e la sua fabbrica chissà per quanto tempo, lo liquidi così?

La mission.

In queste situazioni, quando esco da un incontro di questo tono, non do la mano, ma se il direttore me la porge comunque cerco di cagarci sopra prima che si renda conto.

Appena ti mettono all’incaglio, passati pochi giorni, ti chiudono i conti, ti revocano i fidi e i mutui.

Tutto passa alla struttura interna di recupero crediti della banca.

Un corpo speciale, un po come erano le SS nella seconda guerra mondiale.

Per uno che non paga un debito, ne colpiremo dieci.

La prima azione di questo corpo speciale della banca, è mandare una lettera: ” Egregio signor Mario, in data xx le sono state revocate tutte le linee di credito con la banca Unicredit che ha incaricato la scrivente Unicredit credit management bank di gestire il credito vantato in relazione alla esposizione debitoria a margine, ai fini del recupero”.

L’esposizione di Mario, è circa due milioni e mezzo di euro, per agevolare il versamento della somma, la banca allega anche un bollettino di conto corrente postale.

E’ così che tornando all’inizio della storia, mi ritrovo quindi al posteggio nelle vicinanze del tribunale di Verona per recarmi all’appuntamento con l’incaricato esterno di questa struttura della banca.

Il rendez vous si svolgerà in una zona pedonale, 3 chilometri a piedi da dove ho messo la macchina.

Tre chilometri di aria fresca, verona in questi giorni gode di un aurea irreale, ci sono le elezioni per la giunta comunale e in tutte le strade pullula la pubblicità per questa cosa.

Ad ogni angolo, un manifesto di qualcuno che da del disonesto a qualcun altro.

La solita storia, a sentire loro, tutti i problemi si potrebbero risolvere con la giusta preferenza a tal partito.

Dai Mario, abbiamo appuntamento tra venti minuti e non mi piace arrivare in ritardo. Cammina, su, datti una mossa.

In realtà, tra i due, quello che ha il passo più lento sono io.

Mi servono quei minuti per riordinare le idee, voglio presentarmi al comando delle SS, sapendo bene cosa fare.

La sede Della famigerata banca, è in piazzetta Monte.

Dopo una trentina di minuti, percorsa piazza delle erbe, intravista la casa che fù di Giulietta, ci arriviamo.

La sede è lì da centinaia di anni, prima era il posto che ospitava il monte dei pegni.

Ancora oggi, a distanza di lustri, se ascolti bene, dai muri escono i lamenti delle persone che per necessità hanno impegnato qualsiasi cosa a favore della banca per poter mangiare, la storia si ripete e continua, cambiano alcune cose, ma le facce, sono sempre le stesse.

Suono il campanello, mi apre una signora gentilissima, mi chiede di cosa ho bisogno.

Ultimamente non cammino molto, devo anche avere dei problemi di zuccheri, ma ancora connetto.

- Avremmo un appuntamento con la dottoressa Pezzo di Merda.

- No, signore, la dottoressa Pezzo di Merda non è in questa sede, si sono spostati con l’ufficio qualche giorno fa.

- Azz, ci ha confermato l’appuntamento dieci giorni or sono.

Bene, mi faccio spiegare dove devo andare.

Altri 4 chilometri a piedi, che sia una tecnica per non farmi spiattellare una parola per via dello sfinimento?

Arriviamo sul posto, suono il campanello in uno di quei citofoni con la combinazione, insomma un citofono che non puoi suonare e scappare, devi fare la combinazione.

Risponde una signora gentilissima, sembra la sorella di quella dell’ufficio in piazzetta Monte, mi chiede cosa sono andato a fare lì.

- Avremmo un appuntamento con la dottoressa Pezzo di Merda.

Entriamo, mi chiedono gli estremi del documento, ci fanno accomodare in una stanza senza finestre.

Arriva la dottoressa, apre un faldone enorme, c’è tutta la storia dell’impresa di Mario.

- Signor Mario, qua non siamo mica messi bene, questo è il credito che la banca vanta nei suoi confronti, dato che abbiamo anche le fidejussioni personali di lei e sua moglie e tutte le ipoteche possibili ed immaginabili, come intende rientrare?

- Che modo ho di rientrare?

- Ha tre modi, bonifico, assegno circolare, bollettino postale.

La dottoressa Pezzo di Merda ha anche il senso dello humor, giuro che non ho capito se era una battuta, ma mai nome fu più azzeccato dalla nascita.

In definitiva, come si dice in gergo, Mario è capiente.

Ha immobili a sufficienza per coprire il debito.

Non ha più titoli perché la banca ha perso tutti i suoi soldi investendo male.

Questa prima fase del colloquio e durata pochissimo, però ho scorto una scossa nello sguardo di Mario.

Fuori mi racconterà che si è visto sotto la veranda a casa sua, a spiegare alla propria famiglia che non sarebbe più riuscito a mantenerla, anzi, che anche la casa e la fabbrica erano perdute.

In quel momento ho capito perché la banca riceve in questo nuovo covo senza finestre e al primo piano.

Non puoi scappare, non ti puoi buttare di sotto.

Puoi sempre scorreggiare, il che sarebbe un diversivo per la fuga.

- Cara dottoressa, avremmo una proposta da formulare circa il rientro del mio cliente verso la banca, si tratta di una offerta di saldo e stralcio totale pronta, liquida ed esigibile.

Lei non sa che gli immobili di Mario sono intoccabili perché abbiamo lavorato di fino, e neppure l’azienda può essere toccata, perché anche lì siamo stati bravi, anche Mario non se n’è ancora reso conto.

- Ah, molto bene, vede che ci intendiamo subito, quanto offrite?

- In verità, io pensavo ad un dieci per cento.

- Un dieci per cento di sconto, potrebbe essere una buona proposta.

- Dieci per cento in totale.

Adesso è nella sua faccia che colgo una scossa, non mi preoccupo più di tanto, siamo senza finestre e al piano terra e se manifesta la volontà di buttarsi di sotto posso sempre propormi di accompagnarla ai piani superiori.

Devo solo stare attento che non scorreggi.

- Signor Danarini o come cavolo si chiama, se siete venuti fin qui per prendervi gioco di me, sbagliate di grosso. Qui o pagate o vi portiamo via tutto.

Nel portiamo via tutto, ha messo dentro anche me.

– Amica mia, la somma che chiedete è un furto, non vorrei essere scortese, ma facendo un calcolo dell’anatocismo bancario, evidenziando anche i tassi usurai che avete applicato negli anni, credo che dieci per cento, sia anche troppo.

Adesso il viso della bancaria si scurisce di molto, non è incazzata, piuttosto,  mi sembra preoccupata.

Qui iniziamo la disamina del debito e continuiamo con una pacata discussione.

Troviamo un accordo di massima, la banca chiede il sessanta per cento, noi offriamo il trenta per cento.

Non firmiamo nulla, voglio dare loro il tempo di fare delle visure e accorgersi che l’hanno nel culo.

Questo deve succedere finché siamo per strada, ha ha, fanno le visure e nella stampa trovano una cacca.

Ci aggiorniamo con un nulla di fatto, in realtà, oggi abbiamo fatto e ottenuto molto.

Quando stringo la mano alla dottoressa, la fisso per bene in faccia, mi sembra quasi di stamparle le mie sopracciglia a mo di baffo.

- Soldini, il mio nome è Soldini, arrivederla a presto.

- Gnu, gnu.

Forse mi ha mandato a fare in culo, faccio finta di pensare che sia stato un complimento.

Sorrido e chiudo la porta.

A distanza di due giorni, la banca mi ha contattato per un appuntamento di definizione della pratica.

- Bene, le do il mio indirizzo di Rovigo, ci vediamo lì.

La storia di Mario e Rosanna, è solo un esempio di come possiamo risolvere dei problemi con le banche se mettiamo giù un piano.

Lunghissima?

Lo so, però mi andava di raccontarla a qualcuno e se sei arrivato a questo punto vuol dire che hai passione per queste cose.

Buona domenica.

Max W. Soldini

Posso farti diventare ricco