Perché sono stato così scemo?

Avevo un lavoro come saldatore, un bel posto fisso, le mie belle otto ore al giorno. Se lavoravo al sabato,  mi prendevo lo straordinario.

Perché sono stato così scemo?

Avevo messo in piedi una bella aziendina. Potevo gestirla al meglio e non ritrovarmi mai in una situazione del genere.

Perché sono stato così scemo?

Se avessi ascoltato i miei genitori, adesso non sarei nei pasticci.

In tutta sostanza, mi ritrovavo in quella panchina, inebetito, aspettando che qualcosa cambiasse e le opzioni del mio pensiero potevano essere molteplici.

Le cose che ho scritto sopra, quando tutto andò a puttane, le pensai veramente.

Anzi, per onestà, erano la parte principale dei miei pensieri che poi si sviluppavano in tematiche come la vergogna.

Arrivai anche a rimpiangere l’odore acre dell’elettrodo che si fonde con la lamiera e quando tornavo a casa dalla fabbrica in bicicletta dopo le mie otto ore di lavoro all’interno di una cisterna.

Rimpiangevo la mia tuta blu, unta di grasso e bucherellata dalle faville della saldatura.

Rimpiangevo il momento in cui, in fila con altri operai, attendevo la consegna della busta paga il giorno 10 del mese successivo.

Ero ad un passo dalla follia, certamente.

Quando scelsi di mettermi in proprio, mi ostacolarono tutti, adesso era giunto il momento di dargli ragione.

Confesso che la decisione di togliermi la vita, principalmente, era data dalla sconfitta che stavo subendo e anche dal fatto di non aver ascoltato i consigli di chi aveva avuto esperienze simili prima di me.

Intendiamoci, mai nessuno in famiglia si era avventurato in una impresa commerciale o costituito una azienda manifatturiera.

Eravamo persone semplici e la nostra aspirazione poteva essere, al massimo, quella di aspirare ad un buon posto fisso, magari “sotto” lo Stato.

Dover tornare indietro, dopo averci provato, era la sconfitta che mi sentivo dentro e questo marchio di fallito era impresso a caldo come quando si marchiano i vitelli.

Ecco, questa era la sensazione, che, quella sera di marzo, stavo vivendo prima di telefonare ad Antonella.

In definitiva, stavo continuando a autosabotarmi, non credendo nelle mie possibilità.

Tutti i miei pensieri erano in conflitto e invece, avevo bisogno di una strategia per evitare una cosa sciocca.

Quel gettone, due scanalature in un lato e una nell’altro, di ottone sporco perché vecchio e usato, preso da solo non valeva niente perché non ti permetteva di comprare nulla, a parte una telefonata urbana.

Vero, quando ieri ho parlato del gettone, non mi sono soffermato sul concetto di prezzo contro il concetto di valore.

Già, davo per scontato che fosse semplice apprendere questa nozione.

Invece, mi sono reso conto che, la maggior parte dei lettori, non si sta rendendo conto di cosa stiamo parlando.

Ancora una volta, la bramosia, ci porta a cercare di sapere il più possibile su come mi sono salvato dal suicidio, poi dalla strada e come sono riuscito a diventare schifosamente ricco in breve tempo.

Non è una cosa così semplice arrivare alla comprensione di questo, se non capisci la base.

Proviamoci comunque, non sarà tempo perso se vorrai solo seguire una storia, sarà sicuramente una cosa grande se capirai quello che voglio farti capire.

Ho utilizzato il mio gettone, cioè ho preso in pieno l’opportunità che la vita mi presentava di continuare a respirare.

Quando l’ho introdotto nella fessura dell’apparecchio telefonico, ho buttato nel cesso tutti commenti negativi che mi giravano in testa.

In quel preciso istante, ho realizzato che delle opinioni degli altri, non me ne fregava nulla.

In quel preciso istante, imparai che dovevo iniziare a difendermi anche da me stesso.

Mi ritrovavo in quella situazione proprio perché avevo vissuto troppi anni ascoltando le opinioni degli altri e me ne resi conto proprio finché mi apprestavo a telefonare.

Ti ho detto ieri che Antonella arrivò nel giro di qualche minuto.

Non fummo di molte parole quando ci vedemmo, ma posso assicurarti che iniziammo da subito ad intenderci con lo sguardo.

Stava per iniziare una nuova storia.

E vissero felici e contenti.

Ma no, amico o amica mia, non è andata proprio così. Non avevo ancora una fonte di reddito, una casa, non sapevo come fare per mangiare tutti i giorni.

Avevo scongiurato l’ipotesi peggiore, ma comunque non avevo per nulla migliorato la mia situazione immediata.

Vero che sono ripartito con una attività imprenditoriale, ma è anche vero che ho galleggiato nella fogna per diversi anni.

Perché?

Perché non smisi di sbagliare, ecco perché.

Nel prossimo post, ti racconto come ho mosso i miei primi passi da nuovo imprenditore e di come ho imparato a cedere il compromesso.

Max W. Soldini