Questa teoria, formulata nel 1989 da Richard Duncan, famoso ingegnere e ricercatore petrolifero, è pressochè sconosciuta, solo alcuni scienziati ne sono portavoce: il nome della teoria proviene da un importante sito archeologico africano, per la precisione in Tanzania, in cui sono stati ritrovati fossili e utensili che hanno contribuito a farci conoscere e comprendere lo sviluppo e le origini della specie umana sin dalla sua comparsa.

In quella gola vennero ritrovati ossa e parti di scheletro dei primi ominidi percursori della nostra evoluzione a Homo Sapiens Sapiens.

La teoria di Olduvai afferma che la civiltà industriale durerà per circa un secolo dal 1930 al 2030, in base al rapporto tra risorse energetiche disponibili e crescita della popolazione nei prossimi anni.

In buona sostanza, quindi, rifacendoci alla Teoria di Olduvai possiamo stimare che tra il 2008 e il 2030 assisteremo a un declino esponenziale di energia disponibile procapite.

Per cercare di riassumere e semplificare ancor più l’essenza di questa teoria possiamo elencare le fasi storiche e future analizzate e idealizzate per i decenni a venire: si identificano perciò tre grandi macro fasi, la fase preindustriale, quella industriale e quella post industriale.

La prima fase ebbe inizio circa 3 milioni di anni fa, con l’utilizzo dei primi utensili e successivamente del fuoco: questo periodo si conclude dopo una lenta ma progressiva conquista di migliorie e di tecniche di produzione come la realizzazione della macchina a vapore di James Watt.

La seconda fase, molto contenuta rispetto alla prima, si sviluppa in meno di cento anni grazie proprio all’apporto dei carburanti fossili, soprattutto del petrolio: 1930 sino al 2030.

Queste due date sono particolrmente significative in quanto identificano con molta precisione la nascita dell’industria petrolifera e la sua successiva fine, circa un secolo dopo.

Infine la terza fase: la cosidetta fase postindustriale, in attesa di iniziare tra qualche dozzina d’anni. Il suo avvento comporterà una sensibile disponibilità energetica per tutto il mondo industriale, dovuta a un lento e inesorabile esaurimento delle risorse energetiche provenienti dai carburanti fossili.

Ci hanno abituati sin da bambini ad aspettarci che saremmo stati 15 miliardi di individui nel 2025: quanto abbiamo esposto sinora e quanto è stato appreso vi dovrebbe permettere di capire che non sarà così.

“Mio nonno andava a cavallo, io mi muovo con il suv, mio nipote si sposterà con il cavallo. E le sue discendenze più lontane saranno e assomiglieranno sempre di più ai primi ominidi che abitavano 100.000 anni fa la gola di Olduvai”.

Questa è l’essenza della teoria, ovvero che il futuro (parlo di 75/100 anni innanzi a noi) sarà molto buio, freddo e povero, proprio come era la vita prima che l’uomo proliferasse su questo pianeta grazie alla sua intelligenza che gli ha consentito di migliorare di generazione in generazione la vita, depredando tutte le risorse che è riuscito a scovare. Il problema è che ora queste risorse hanno teminato il loro ciclo di costituzione naturale, prima il legno, poi il carbone e infine il petrolio. Non esiste altro che consenta di sostituire con facilità, a basso prezzo e in quantità abbondanti, quello su cui abbiamo potuto contare sino a oggi.

Non mi stupisco di nulla ormai: è nella nostra natura distruggere, è nella nostra natura distruggerci. Ci siamo evoluti perchè abbiamo saccheggiato spudoratamente il pianeta, lo abbiamo spogliato di tutto senza coscientemente pensare al dopo: questo tipo atteggiamento egoistico presto ci presenterà il conto.

Luna Piena.