Ascolta, in questi giorni sono un po’ sotto sopra, non riesco nemmeno a dormire ogni tanto e ti chiedo scusa se entro nel mio privato con questa storia.

Segui il filo logico, perché ti sto regalando quattro articoli che ti porteranno dritto verso la ricchezza.

Il concetto più importante che ho capito nella mia vita di investitore sofisticato, non è stato come guadagnare soldi, ma come riuscire a preservare la ricchezza.

Prova a pensare bene, magari rileggendo più volte queste righe, e ti accorgerai che sto parlando con un filo logico.

Chi segue questo blog, sa che già una volta sono diventato ricco e che ho perso tutto in pochi mesi per mancanza di quella che potremmo definire “Intelligenza Finanziaria”.

Per Intelligenza finanziaria, non intendo una di quelle materie che ti insegnano a scuola, piuttosto della capacità di non farti gestire dal denaro.

Anche questa frase, annotala per bene, perché fa la differenza: Impara a gestire il tuo denaro, prima che sia lui a gestire te.

Non è facile da comprendere, ma oggi, voglio darti una mano.

Sai che già una volta, sono diventato ricco, intendo ricco in denaro, lo sono diventato rapidamente, cavalcando il giusto business, nel momento giusto. Ahimè, senza essere la persona giusta.

Ho guadagnato una montagna di soldi così rapidamente, che non mi sono reso conto di averli nemmeno mai avuti.

Beh, li ho anche persi rapidamente che non me ne sono reso conto.

La mia prima attività, l’ho avviata poco dopo il termine del servizio militare, non avevo ancora vent’anni e ricordo quel giorno come se fosse ieri.

Arrivato a casa, con il congedo in mano, dissi subito a mio padre e a mia madre che non sarei tornato in fabbrica a fare il saldatore.

In realtà, il giorno dopo ero in tuta blu, all’interno di una caldaia, a saldare dei manicotti da un pollice, per otto ore filate e a chiedere permesso al mio capo reparto anche per andare al gabinetto.

-Cazzo, Max, sei già andato a pisciare tre volte da questa mattina, cerca di bere meno, mi fai calare la produzione in questo modo.

Il fatto era, che per stare all’interno della caldaia a saldare, dovevo bermi un sacco di latte freddo. Solo in questo modo, riuscivo a liberarmi la gola dai residui del fumo della saldatrice.

Angelo De Angeli, questo il nome del mio capo, non era una cattiva persona, ricordava un po’ Lupo De Lupis, ma c’era  il “padrone” della fabbrica, per lui, veniva prima di qualsiasi altra cosa al mondo, e il fatto che io cercassi di fermarmi per qualche momento, seppur per esigenze fisiologiche impellenti, gli dava fastidio, perché ogni giorno avrebbe voluto produrre sempre di più.

Non smisi immediatamente di lavorare in fabbrica per due motivi, il primo era legato ad un deciso bisogno economico, perché, quell’anno di militare, aveva distrutto le mie finanze e quelle della mia famiglia, poi, per secondo, quando avevo comunicato la mia decisione alla mamma. Cazzarola, ancora me la ricordo la sua espressione.

Era in semi svenimento, con una faccia allibita, come se stessimo rinunciando al primo premio della lotteria di capodanno.

-Ma sei matto? In questo modo rovinerai la famiglia, come puoi rinunciare ad un posto sicuro in fabbrica?

A dire il vero, io non ho mai, nemmeno per un istante, pensato che la mia vita fosse fare il dipendente, figuriamoci poi fare l’operaio.

Senza offesa per nessuno, ho sempre considerato il lavoro del salariato come una grande umiliazione.

Mi vergognavo proprio a fare l’operaio.

Se mi avessero detto di fare il “padrone della fabbrica”, magari ci avrei fatto un pensierino, ma operaio proprio no.

-Mamma, ho deciso, aprirò un’agenzia pubblicitaria, appena posso mi licenzio e inizio a fare l’imprenditore.

Salvati cielo.

Insomma, rimasi in fabbrica per un altro breve periodo, ormai la mia decisione era presa.

Quando mi licenziai, mia madre non si alzò dal letto per due giorni, è meridionale e deve sempre accentuare la disperazione.

Come direbbe il mio amico e avvocato Vincenzo, è proprio una terrona.

Anch’io soffrii molto in quei giorni, perché, sia a casa che tra gli amici, era tutto un coro: “Sei matto, lasciare un posto fisso per questa fesseria dell’agenzia di pubblicità.”

Scusa, vorrei precisarti che, ai miei tempi, le prime agenzie di pubblicità erano quelle macchine che facevano il lancio dei manifestini finché con gli amplificatori si faceva la reclame.

Insomma, non credere chissà che.

La svolta avvenne pochi mesi dopo l’avvio della mia attività. quando capii che si potevano fare soldi con i ponti radio.

Erano i primi tempi delle radio e televisioni private. Tutte trasmettevano in modulazione di frequenza e avevano bisogno di posti in alto per metterci sopra i ripetitori e le antenne.

Già, per un bel periodo, mi affrettavo ad individuare i palazzi più alti di una cerchia di città, affittandone i tetti per due lire, affittando, a mia volta, le postazioni alle radio private.

Mica lo facevo per due lire, eh, ci beccavo sopra un sacco di soldi.

Stessa cosa, feci con i ripetitori in montagna.

Fu un’apoteosi.

Il denaro fluiva verso le mie tasche copiosamente.

Vedi, fare soldi, non è una cosa difficile. Mantenerli e farli crescere, quello sì che è difficile.

Avere una macchina che stampa soldi, è alla portata di chiunque ci si metta.

Non ti parlerò del momento in cui ho perso tutto, ti basti sapere che mi sono meritato ogni cosa e che sono stato un fesso.

L’errore principale che commisi, fu quello di correre in fretta e di cadere nella trappola di essere ricco per un breve periodo.

Anche non rispettare il denaro e la mia azienda, fu una fatalità, ma non mi vergogno a dire che la colpa fu solo mia.

Azz, sono il primo imprenditore che si prende le proprie responsabilità?

Non so, posso solo aggiungere che mi accorsi di aver perso tutto, quando, un giorno, al mio turno in cassa della Rurale e artigiana, l’impiegato non mi cambiò un assegno.

Anzi, mi disse che il direttore, quello del piano superiore, mi doveva brevemente parlare.

Quando salii, per sentire cosa avesse da dirmi, si espresse lapidario.

-Max, è finita, non hai più nulla in conto. Non capisco cosa sia successo, la tua ditta incassa, ma gli incassi sono superati dalle spese.

Questo “Max è finita”, a volte mi rimbomba nelle orecchie.

Le entrate erano superate dalle uscite, per una assoluta mancanza di rispetto dell’azienda.

Compravo cazzate senza badare a spese, non mi curavo della contabilità, il denaro mi aveva dato alla testa.

Eppure avevo sempre lavorato sodo.

Sai, ti conviene annotare anche questa frase: Non devi lavorare sodo, devi lavorare in maniera intelligente.

Se capisci questa regola fondamentale, sarai pronto quando svelerò il segreto della ricchezza.

Chi ha partecipato ad uno dei miei allenamenti, sa che do importanza maniacale al time out, cioè a quel momento in cui la squadra si ferma a pensare e ad elaborare una strategia.

Io ho perso la mia prima azienda perché non mi sono fermato a pensare.

Un’altra cosa che ho capito è chi era il mio peggior nemico: Ero io stesso.

Ti dico questo solo per testimoniare il fatto che il mio pensiero fisso era: Cosa avrei fatto per i soldi.

Errore fatale.

Focalizzarsi sul denaro è l’errore, meglio se ripetiamo ancora una volta: Focalizzarsi sul denaro è l’errore.

Del mio periodo di senza fissa dimora, ho parlato diverse volte e se vuoi conoscere bene la storia, partecipa ad uno dei miei allenamenti. Li, creiamo le condizioni giuste e parliamo con l’anima, e le stesse sensazioni non  riesco a riprodurle con delle parole scritte.

Sappi solo che ho sofferto tantissimo, perché sono un derivato di una famiglia povera, che comunque non mi ha mai fatto mancare le cose necessarie.

Quando perdi tutto, affetti compresi, gli amici e non mangi per giorni, beh, non riesco a spiegarmi bene, ma credo che tu riesca a comprendere lo stato d’animo.

Quando sei costretto a vivere di espedienti, per mangiare, per lavarti, per trovare un riparo, capisci cos’è veramente la ricchezza.

A volte, la ricchezza, può essere rappresentata anche da un piatto di minestra calda.

Prova a concentrarti e capirai meglio cosa sto dicendo.

Stranamente, quando ho perso tutto, mi sono reso conto di avere in mano la chiave del mio successo.

Di questo, però, te ne parlerò domani e fino al giorno di Pasqua.

Sempre se sarai interessato a conoscere cosa mi ha spinto a diventare ricco.

Domani ti parlerò di gratificazione ritardata e di quando ho deciso di suicidarmi.

Tranquillo, non l’ho mica fatto.

Max W. Soldini

P.s. Non chiederti cosa puoi fare per i soldi, ma chiediti cosa i soldi possono fare per te.

Questo è il titolo del mio post di domani.