Nomi e luoghi sono di fantasia.

Questo racconto forse non è proprio nello spirito del blog, ma può avere tante interpretazioni.

Ringrazio in anticipo chi avrà voglia di leggerlo e lascerà un commento.

Rapallo, luglio 2012

Siamo in piena stagione turistica, é un’estate di sole, caldo africano e di flussi turistici che non convincono. Molte persone attendono l’ultimo momento per partire e cercano l’occasione giusta per spuntare un prezzo il più favorevole possibile, dal quale dipende la loro possibilità di andare in ferie, almeno una settimana (o anche meno, talvolta è meglio di niente).

Mrs Jennifer Ahmed é una signora americana di origini mediorientali, emigrata da piccola negli USA e sposata con un connazionale, anche lui divenuto cittadino americano.

Insieme ai due figli vogliono fare un tour di due settimane intorno all’Italia e, siccome il budget é molto ristretto, cercano alloggi di vacanza al miglior prezzo.

Per quanto riguarda l’Italia del Nord la scelta ricade su Rapallo, una cittadina rivierasca ben collocata strategicamente: a due passi da Portofino, Santa Margherita Ligure, San Fruttuoso e Camogli, non lontano da Genova, ad un tiro di schioppo da Sestri Levante e dalle Cinque Terre, con Portovenere a fare da corollario al tour ligure, inserendo puntate a Pisa e Lucca, con meta finale Firenze.

Non c’é che dire: un bel tour de force, stressante quanto basta per chiamarla vacanza, sempre attenti agli orari e con molto stress.

A Rapallo affittano un grazioso monolocale a piano terra, l’ultimo rimasto a Pino, un energico uomo di quarant’anni che di mestiere affitta alloggi di vacanza.

Jennifer avrebbe voluto un attico, ma la scelta era ristretta ormai solo al monolocale a piano terra, l’ultimo rimasto, visto che la prenotazione era per la settimana dal 21 al 28 luglio e la gentile signora si stava muovendo solo quattordici giorni prima della partenza.

Pino riceve una prima telefonata da Jennifer e non ne rimane convinto, sente che quella donna, assai pretenziosa e ansiogena, gli avrebbe portato guai. Ma si sa, non sono tempi in cui si possa stare a guardare se un cliente é simpatico o meno, per cui stringe i denti ed accetta la prenotazione.

In fondo si tratterà solo di una settimana di sbattimento, poi sarà tutto finito e si tornerà alla normalità.

E poi un quarantenne di esperienza come lui vuoi che non riesca a gestire una situazione come questa?

Arriva il 21 luglio, la dolce famigliola si presenta con tanto frastuono: i due bambini, maschi, sono delle pesti, molto irrequieti e turbolenti, la madre, come previsto, inizia il bombardamento: “ma non c’é un locale più idoneo?”, “non ci può dare un piano alto”, “entrano i ladri?”, “mi può togliere il divano che non fa bene alla mia asma?”, “é tutto così molto “easy”……”.

Pino, che é una persona precisa e coscienziosa, ma anche poco accomodante, come primo pensiero vorrebbe scaraventare la strega dalla finestra, ma é un uomo di esperienza e ribatte a Jennifer semplicemente così: “Signora, sono stato chiaro, sia al telefono, che nella mail, le ho descritto con dovizia di particolari l’immobile e le dotazioni, le ho inviato le foto, numerose e minuziose, il prezzo é adeguato allo standard, per cui tiri un respiro e si calmi, vedrà che poi, alla fine, questo locale le piacerà”. E badi ai suoi due bimbi, che non distruggano tutto.

I dialoghi avvengono rigorosamente in lingua inglese, eh, ci mancherebbe che qualche straniero si sforzi di parlare italiano, scherziamo? E Jennifer é un fiume in piena.

Tant’é alla fine prevale l’esperienza di Pino, che riesce a registrare la famigliola e a farsi pagare il saldo dell’affitto, compresa la cauzione, per eventuali danni arrecati all’immobile.

Nel frattempo i bimbi scalmanati durante i loro salti su e giù dal lettone sparpagliano per terra ogni sorta di snack (americano) pieno di cioccolata, liquirizia, barrette, noccioline ed altre porcherie ipercaloriche, oltre a coca cola e succhi di frutta.

Finalmente Pino riesce ad accomiatarsi dalla strega e dai figli terminator, e pure dal papà (l’unico normale, molto posato e tranquillo) e si dedica alle altre faccende, considerando che ha altri arrivi incombenti.

Prima della fine della lunga giornata di fuoco Jennifer riesce a fare diverse chiamate al cellulare di Pino, il quale, trattenendo molti vaffanculo tra i denti, ne esaudisce le richieste.

Il pomeriggio del giorno dopo, verso le 13.00 Jennifer fa una chiamata concitata: ”venga di corsa, abbiamo un ospite indesiderato”.

Arrivato all’alloggio a Pino vengono mostrati i segni di un presunto passaggio di un topo (mica tanto presunto, perché le caccole sono proprio quelle di un topo). Pino tranquillizza la signora ansiosa con un “non si preoccupi, si tratta di un merlo che è venuto a farvi visita, nel cortiletto prospiciente ce ne sono tantissimi”, e scopa via i “regali” lasciati dall’ospite.

Passa la domenica sera ed il lunedì mattina, alle 13.00 (puntualissima) Jennifer chiama Pino a rapporto: “there’s a mouse inside the flat, we leave”.

Si, è proprio lui, un grande e grosso, nonché ospite indesiderato, roditore, entrato forse dalla finestra lasciata aperta, ed attratto dall’odore forte ed assai invitante delle cioccolate e degli snack americani dei due bimbi, sparsi per tutto il pavimento.

Jennifer gli fa notare le cacche in giro per la casa e l’odore per nulla invitante.

Pino suda freddo e accondiscende alle richieste della signora: le restituisce metà dell’importo versato ed una dichiarazione dell’ex ospite che si ritiene tacitata e pienamente soddisfatta, e che non divulgherà a nessuno quanto accaduto.

Si lasciano tutto sommato amichevolmente e Pino sa che deve iniziare la sua battaglia personale contro quel topo inatteso e non certo gradito.

Gli rimangono cinque giorni per debellare il nemico, in vista del prossimo arrivo degli ospiti del sabato 28 luglio.

Cinque giorni possono essere tanti, ma possono essere anche maledettamente pochi, è una situazione imprevista ed imprevedibile, bisogna agire in fretta e senza tanti clamori, il tempo scorre veloce.

Pino analizza i possibili scenari:

-Jennifer avrebbe potuto rivolgersi ai vigili urbani, i quali, visto lo stato delle cose avrebbero chiesto al Sindaco un decreto di inagibilità dell’alloggio per motivi sanitari, ergo la stagione di locazione dell’immobile sarebbe stata compromessa, ergo Pino avrebbe dovuto restituire tutte le caparre dei prossimi inquilini, da li a settembre.

-Jennifer ha scelto la via amichevole e tutto sommato meno dolorosa per il gestore, il quale, nonostante il disagio patito dagli inquilini, ci ha rimesso solo il 50% della settimana. In fondo la famiglia americana poteva andare in un albergo di classe superiore e farsi pagare da Pino i restanti giorni di vacanza.

-Rimane da debellare il topo, e mancano cinque giorni all’arrivo dei prossimi inquilini, sono tanti, sono pochi? E se non ci riuscisse, che dovrebbe fare con i nuovi ospiti? Chiamare e spiegare loro che, per motivi di causa maggiore, il locale non gli potrà essere affittato? Come reagiranno? Vorranno la semplice caparra indietro o la vorranno doppia per inadempienza contrattuale? Si rivolgeranno ad un avvocato e chiederanno, oltre alla caparra doppia, i danni patiti per mancata vacanza? Chiederanno un albergo di classe superiore?

Questi pensieri gli balenano nella mente nel tragitto che lo porta verso il ferramenta, dove acquista delle esche fresche per topi, scegliendo le migliori e le più appetibili.

Tutto trafelato si reca al monolocale, dove c’è un tanfo irrespirabile di pipì di topo, misto alla calura, che rende l’aria nauseabonda.

Pino sparge quasi tutto il contenuto (venti esche) in tutti gli angoli della casa e poi sbarra la finestra e la porta, e prega che l’ospite abbia tanta fame. Inoltre piazza tre cartoni spalmati di vischio con al centro del formaggio, in modo che il topo, se non dovesse mangiare le esche rimarrebbe intrappolato nel vischio.

Ovunque si vedono feci e segni del passaggio della bestiolina, che inizia a sentirsi padrona del locale.

Quella sera Pino si sente niente affatto tranquillo, ma forte del fatto che le esche faranno effetto riesce a prendere sonno.

Il martedì mattina, alle 07.00 non resiste alla tentazione di vedere se l’animale abbia abboccato e si reca in visita al locale.

Nulla: le esche sono li, intonse!!!

Il vischio? Su tre trappole la bestiola ha scelto solo quella più piccola ed accessibile, ha mangiato i cubetti di formaggio ed ha lasciato a ricordo ed a ringraziamento urine e feci, ed un biglietto con su scritto “tutto buono, razioni ridotte, pregasi abbondare”.

Pino comincia a preoccuparsi: il topo è abbastanza grosso da riuscire a liberarsi dal vischio e molto furbo, inoltre ha capito che le esche non sono caramelle innocue e non le ha minimamente toccate.

Accidenti, le cose prendono una piega imprevista…..un animale troppo furbo ed intelligente, e soprattutto non desideroso di farsi prendere.

Nel pomeriggio Pino chiede aiuto ad un amico, il quale si dichiara pronto, veloce ed abile ad acciuffare il roditore a colpi di scopa.

Si chiude da solo nel locale ed inizia la lotta.

Mezz’ora di urla, botte, colpi di scopa, tanto casino e…..nulla. Vince il topo.

Pino si reca allora al consorzio agrario a chiedere lumi sul da farsi. Le risposte non lo consolano, purtroppo i topi, se grossi, sono molto resistenti ai veleni e possono occorrere giorni per vedere qualche effetto. Gli consigliano di mettere delle esche al grano ed una trappola classica.

Fatto, Pino posiziona i nuovi acquisti, speranzoso che succeda qualcosa.

E’ mercoledì, la casa è ormai regno incontrastato del ratto, è sporca di peli lasciati qua e la, a causa del vischio, e fradicia di urine e di feci. Inutile dire che i nuovi acquisti sono stati snobbati dal topo.

Pino chiama un altro amico, che fa il muratore e che promette un intervento risolutore nel pomeriggio.

Nel frattempo il topo ha rimosso delle esche e le ha nascoste (incrociamo le dita…).

Benito, il muratore, arriva alle 17.00, armato di bastone e di scopa di saggina. Sposta i due armadi, sotto i quali c’è un incavo in cui trova rifugio il roditore e li ribalta, così da non dargli altra possibilità che di nascondersi dietro l’angolo cottura (il frigo ad incasso ha uno spazio intorno al motore idoneo a nascondersi, così pure sotto il lavello il sifone è un ottimo appiglio). Purtroppo l’angolo cottura si può spostare solo di 20 cm, limitando la libertà di azione, perché non è possibile staccare i flessibili che portano acqua al lavandino, in quanto il monolocale condivide il contatore con altri tre locali e chiuderlo vorrebbe dire privare gli altri due dell’acqua corrente.

Mezz’ora di urla, botte, colpi di scopa, tanto casino e…..nulla. Vince il topo.

In più il “professionista” esce fuori impaurito, bianco in volto, esclamando ad alta voce come una gallina: “quello è velocissimo, fa salti di tre metri, è imprendibile, non è un topo normale, è un ratto di fogna, se mi morde mi manda al creatore!!!!!!!!!!!!!”.

Pino vorrebbe strangolare Benito………..

Ed arriva giovedì…………il tempo è tiranno ed il conto alla rovescia continua, accorciandosi. Mancano 48 ore all’arrivo dei nuovi clienti e la situazione è tutt’altro che risolta, l’inquilino indesiderato non ne vuol sapere di sloggiare e reclama il possesso del monolocale.

Alle 07.00 di mattina Pino si reca alla casa e vede il ratto acrobata arrampicarsi sul cassettone della tapparella, ma perché?

Detto fatto chiama un altro amico, Alby, a cui chiede un intervento.

Il terzo amico arriva nel giro di mezz’ora, esamina la situazione, cerca inutilmente il topo in tutti i possibili nascondigli ed esclama: “il topo se n’è andato, si è arrampicato sul cassettone dove c’è una feritoia” ed indica a Pino la probabile via di entrata e di fuga del roditore, “la cosa che possiamo fare è sigillare bene questa feritoia che si è formata in seguito al cedimento del cassettone, onde evitare future spiacevoli intromissioni”.

Pino si sente rincuorato, sistemano il tutto e per precauzione inondano il monolocale di ammoniaca pura, se c’è qualche bestia deve uscire allo scoperto. Nulla: il topo pare sia uscito di sua spontanea volontà.

“Bene, benissimo”, pensa Pino, “abbiamo ottenuto lo scopo senza spargimento di sangue”

Nel pomeriggio fa venire due donne delle pulizie e fa ripulire e sanificare la casa da cima a fondo, ogni centimetro quadrato deve essere igienizzato e sterilizzato.

Una delle due donne, non sapendo che sotto il lavello c’era dell’ammoniaca stagnante, sparge candeggina cruda: errore madornale, si forma una nube tossica che irrita le vie aeree, gli occhi, e scappano tutti in preda agli starnuti ed ai conati di vomito.

Se mai ci fosse ancora una bestia in casa non potrebbe resistere a quella guerra chimica.

Si, il topo se n’è proprio andato.

E’ la sera del giovedì, la casa è pulita, sgombera, tutto è come e anche meglio di prima, l’incubo è finito.

Pino si concede una gita in bici per stemperare la tensione e per rilassarsi.

La notte riesce a dormire senza sonniferi, tanto è stanco e sfinito.

Il mattino dopo, il venerdì, fa un giro per sincerarsi che sia tutto in ordine, la casa profuma di pulito, i tessuti sono stati lavati e disinfettati, tutto risplende.

Senonché dietro ad una sedia Pino nota una macchiolina, microscopica, quasi impercettibile. Prende uno straccetto bianco, la toglie e si accorge che………E’ MERDA DI TOPOOOOOOOOOOOOO.

L’incubo non è finito!!!! Noooooooo, la casa è stata tutta lavata e profumata, e l’ospite è ancora li, vivo, vegeto e defecante…………

Stavolta è una sfida personale: o Pino o il topo, e Pino lancia l’urlo di battaglia.

Va in cantina e prende una torcia, torna ed ispeziona ogni centimetro quadrato, sposta i mobili, tappa tutte le feritoie, gli accessi, le vie di fuga, esamina con uno specchietto il retro di tutti i mobili e dell’angolo cottura, nulla……….per ultimo toglie lo zoccolino del lavandino, si china, illumina li sotto e lo vede, è lui, il topone rannicchiato immobile all’angolo, con gli occhi che brillano, illuminati dalla luce della torcia.

Pino lo punta, chiama al cellulare Alby e gli urla (dopo averlo apostrofato per bene) di venire immediatamente, sennò avrebbe ammazzato prima lui e poi il topo. Alby promette un arrivo in tempi rapidi, non prima di essere passato da casa a prendere il fucile da sub.

Pino si siede e punta il suo nemico, non lo molla un secondo, anche se l’attesa non è breve. L’amico appare dopo circa un’ora dalla telefonata (si trovava a lavorare distante), si china, arma il fucile, prende la mira e, da una distanza di 50 cm, spara. Primo colpo; cilecca. Lo riarma, mentre il topo, chissà perché, forse sotto l’effetto del veleno, rimane immobile, Alby spara una seconda volta: ancora cilecca.

“Alby!!!!!” grida Pino trafelato “non lo puoi mancare da così vicino!!!!!”

Pino urla, rivolto al topo, parafrasando Clint Eastwood: “coraggio, fatti ammazzare!”

L’amico arma il fucile per la terza volta, prende la mira, spara. Uno squittio di dolore significa che il topo è stato preso ed ucciso. Era bello grosso. Alby lo tira fuori e, per sicurezza, lo trapassa con un coltello.

E’ veramente la fine di un incubo.

Nel pomeriggio le donne delle pulizie tornano a rifare la disinfezione totale dei locali (facendo attenzione a non mischiare candeggina e ammoniaca). Lenzuola e tessuti vengono fatti rilavare.

Lo stato di allerta finisce.

Pino chiama gli amici gestori di bed & breakfast e li ringrazia della loro disponibilità, ma le camere per un eventuale trasbordo dei nuovi clienti non servono più (a loro non ha detto il motivo, onde evitare che si spargesse la voce).

Il giorno dopo, sabato 28 luglio 2012 i nuovi occupanti ammirano la casa tutta linda e pulita, che profuma di igiene profonda.

Per Pino è la fine di un incubo durato cinque giorni.

Morale: ………………………….

Invito i lettori che hanno avuto la voglia e la pazienza di leggere tutto il racconto a fornirmi la loro morale.

Tony1